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La Ruota dell'Anno

SOLSTIZIO D'ESTATE - ALBAN HEFIN - 2016

Dopo settimane di pioggia e freddo il Re Quercia è tornato a mostrare il proprio regno, nel momento di cedere lo scettro al Re Agrifoglio.

Un sole caldo e potente ha illuminato la celebrazione del Cerchio Druidico Italiano, a cui abbiamo partecipato e nella quale abbiamo potuto benedire l'ingresso di due nuovi, giovani membri del Clan.

L'apice della Luce si è protratto fino a sera inoltrata, fondendosi con il meraviglioso spettacolo di una splendente Luna piena.

Quando possiamo essere partecipi di momenti così magici, come questa coincidenza degli astri che vegliano su di noi è naturale sentirsi parte di un flusso più grande. Basta chiudere gli occhi per avvertire la presenza dei nostri Antenati, che infinite volte nel tempo hanno celebrato questi stessi riti.

Avvertiamo fra gli alberi, fra le pozze di luce e l'acqua che scorre la presenza degli Spiriti Custodi dei luoghi che frequentiamo, onorandoli e portando nuove energie quale dono per la loro benevolenza. Sappiamo bene che è solo grazie a loro che possiamo godere della magia nascosta nelle vibrazioni della terra.

Ed infine avvertiamo la presenza degli Dei, così chiara e potente da togliere il respiro. 

Poter udire i suoni e la danza del passato è un dono magico, che illumina il presente con i suoi raggi dorati e ci proietta in un futuro di maggiore consapevolezza.

 

 

LUGHNASA 2016 - RIFLESSIONI

Si avvicina Lughnasa, è facile avvertire la forza di Lugh attraverso il sole che ci scalda e che non dà tregua nelle lunghe giornate estive.

 

Mi trovo a riflettere sulla celebrazione che si avvicina, ma mi accorgo di farlo con un animo diverso dagli altri anni.

 

Siamo immersi in una realtà che si fa ogni giorno più complessa. I media amplificano e distorcono l’informazione, non è facile ancorarsi a punti di riferimento che paiono cambiare di momento in momento.

 

Mi sento impotente, a tratti, incapace di creare qualcosa che possa contrastare l’aggressività e la violenza. E mi chiedo cosa significhi essere un Druido oggi. Cosa significhi esserlo per me.

 

Così faccio un respiro profondo e mi guardo attorno. Osservo i gesti e ascolto le parole di odio. Sono le prime ad emergere, perché chi urla (che lo faccia sfruttando i mezzi di comunicazione di massa o attraverso una bomba) attira l’attenzione.

 

Chi fomenta l’odio è un facile predicatore in questo deserto fatto di confusione e ricchezza.

 

Confusione, perché non si capisce più cosa sia vero e cosa no, in questo caos. Il diverso ci fa paura. Ma il diverso è anche ricchezza. Gli attentati sono spesso commessi da persone di etnia araba. Ma la grandissima parte delle vittime di questa follia appartiene al mondo medio-orientale.

Gli immigrati ci rubano il lavoro. Ma poi scopriamo quanto e come li sfruttiamo. Perché non stanno a casa loro? Ma la loro casa è bombardata, i loro figli soffrono la fame e la paura. Aiutiamoli a casa loro! Ma se incoraggiamo l’import del loro olio veniamo tacciati come esterofili e di non occuparci degli italiani. Fra loro ci sono dei delinquenti. Ma ci sono anche fra gli italiani. E le brave persone? Idem.

 

Ricchezza. Perché siamo ricchi: siamo liberi, possiamo esprimere le nostre idee, possiamo decidere di contrastare chi la pensa diversamente da noi senza rischiare carcere o torture. Abbiamo un pranzo e una cena in tavola, una macchina con cui muoverci, un pc o un telefonino con i quali navigare nel mondo. Siamo dei privilegiati.

 

E dovremmo per questo insorgere per gli atti di intolleranza cieca che si moltiplicano: i disagiati, gli estremisti, i violenti trovano finalmente il modo di esprimere le loro pulsioni più nascoste senza essere condannati. Anzi…ho letto aberranti parole di sostegno verso chi semina odio e morte in Italia e in Europa, con la scusa del nazionalismo. E nessuno è intervenuto.

 

Allora il Clan non conta? Il sangue, la terra, il proprio popolo non contano? Contano eccome. Nella mia visione druidica il Clan è fondamentale. E’ in esso che si trovano rifugio e forza. La differenza la fa il modo in cui si intende usare quella forza.

 

Possiamo usarla per chiudere prepotentemente le porte. Ma sarebbe come fermare un oceano con un cancello: i movimenti umani sono inarrestabili. Quando le alternative sono la tortura, la guerra, la fame, il dolore ognuno di noi si muoverebbe. E a muoversi è normale che siano prima i più forti, i giovani, quelli che hanno maggiori possibilità di sopravvivenza e di garantire un appoggio a chi seguirà.

 

Possiamo usarla per fare violenza a chi cerca ristoro. Perché la violenza non è solo quella eclatante, non è solo quella di bombe e coltelli. E’ violenza ritirare il proprio figlio da un campo estivo perché fra gli animatori c’è un giovane rifugiato. E’ violenza impedire che si montino le tende per accogliere persone che nemmeno abbiamo ancora conosciuto, ma che già giudichiamo. E’ violenza far credere che il problema degli italiani siano gli immigrati, quando i numeri e i dati dicono tutt’altro. E’ violenza far distogliere lo sguardo dai reali problemi di mafia, corruzione, dilapidazione dei nostri soldi per orientarli verso i disperati. E’ violenza favorire l’emarginazione, perché è in quelle sacche di paura e buio e silenzio che cova il risentimento, che cresce. Fino ad esplodere.

Io voglio che i delinquenti siano puniti. Tutti. E voglio che le brave persone abbiano delle opportunità. Tutte.

 

Voglio che ognuno di noi si assuma la responsabilità per ciò che dice, che pensa, per il modo in cui agisce.

 

E so di non essere sola, perché mi guardo attorno e vedo persone che non si arrendono, che cercano la luce in questi momenti bui.

 

So di non essere sola perché i miei Dei camminano con me.

 

So di non essere sola perché la Storia è più forte di ogni fine.

 

So di non essere sola perché i confini sono un’illusione: la vita continuerà a vincere e nessun odio potrà fermarla.

 

Ed è per questo che io non mi arrendo.

 

Sara

SAMONIOS 2016 - DRUIDISMO ED EUTANASIA

E’ facile vestire i panni del Druido in pubblico. Una bella veste bianca, l’aria fra il saggio e l’ascetico, a testimonianza di essere alla ricerca di risposte ai grandi quesiti dell’esistenza. A tratti è gratificante per il nostro ego, per la sua parte più superficiale: essere osservati, avvicinati da persone convinte che noi siamo un passo avanti sul percorso spirituale. E quindi, magari, convinte che possiamo aiutare loro a vedere ciò che non vedono.
 
A volte è persino (anche se solo in parte) vero e allora la sensazione è ancora più piacevole, perché ci fa sentire bene nella convinzione di essere davvero di aiuto a qualcuno. L’ego ne viene nutrito.
Il problema in effetti non sta nell'apparire Druidi quando vestiamo l’abito cerimoniale, o celebriamo in pubblico. Il problema è esserlo fra una celebrazione e l’altra. Quando ci stacchiamo fisicamente dal Cerchio e siamo sparsi e soli, come gocce d’acqua in un lago dalle mille correnti opposte. Perché essere Druido è un affare complicato. Esserlo con se stessi, intendo, nel proprio mondo interiore e nella quotidianità.
 
Sono anni che mi confronto con il concetto di eutanasia, rapportato al Druidismo. Premetto che sono a favore dell’eutanasia: avendo lavorato per molti anni nel mondo della medicina estrema, quello delle terapie intensive, ho imparato a rispettare la morte. So che c’è il momento di combatterla e quello in cui lasciare che compia il destino per il quale la persona è stata chiamata. Le nostre armi ad un certo punto finiscono e andare oltre diventa tortura senza fine.
 
Ma l’eutanasia può andare oltre al fermarsi, può essere atto di volontà che abbrevia il tempo di quella stessa vita che un Druido ama, rispetta e sostiene con tutte le proprie forze. E in quel caso nascono i problemi. Dovrei forse dire che sono favorevole alla semplice sospensione delle cure? No, in effetti vado oltre: sono d’accordo con l’uso di sedativi e analgesici per ridurre la sofferenza. Anche quando questi abbreviano il tempo che porta alla morte. Perciò sono favorevole all’eutanasia, inutile girarci attorno.
 
Come trovo la coerenza con il rispetto druidico per la vita, quindi? La risposta la trovo nel rapporto con la natura? La pianta malata viene estirpata, l’animale infetto viene abbattuto. Ma c’è una differenza: l’essere umano è dotato di una volontà in grado di esprimersi e di essere ascoltata, una volontà che parla il nostro stesso lunguaggio. Quindi la via più facile probabilmente è risolvere tutto con l’espressione della scelta del singolo e del nostro rispetto del suo volere. Ottima via d’uscita.
 
Che però non risolve il mio personale problema: al di là del come si traduce in quest’epoca, ritengo l’eutanasia una scelta applicabile alla mia via spirituale? Dopo tanto riflettere, rispondo di sì. Perché credo che eutanasia sia anche il colpo di grazia che in guerra pone fine alle sofferenze di un uomo in divisa, agonizzante sul terreno. Perché eutanasia è anche impedire l’umiliazione di un corpo che si sfalda e dimentica il modo giusto di funzionare, trasformando la donna emaciata nel letto in un contenitore privo di forma e pieno solo di dolore. Quello vero, quello che vorrebbe gridare la propria angoscia in faccia a chiunque possa ascoltare.
 
Un Druida è un uomo o una donna dotato di com-passione. La capacità di partecipare alle sofferenze altrui, quindi. Ma il Druida era anche, in passato, l’uomo chiamato a prendere decisioni. E le decisioni, pur tenendo conto del bene del singolo, devono saper rispondere anche alla conoscenza dei cicli più ampi di vita e di morte in cui siamo immersi. Se rispetto l’esistenza della morte come momento di passaggio non solo inevitabile, ma soprattutto funzionale al percorso dell’anima immortale di ognuno, allora tutto diventa più semplice.
 
La scienza è una ricchezza infinita. Trapiantare un organo ha la stessa valenza che aveva un tempo curare febbri misteriose con le erbe di campo, conoscenza ancestrale che ci spinge sempre avanti, sempre oltre. La saggezza è saper riconoscere quando la nostra “erba magica” sta facendo il bene della vita e quando sta ostacolando quello stesso bene. Il principio base della bio-etica non è infatti “fare il bene”, ma “non nuocere”. In queste due parole è contenuta la mia risposta: l’eutanasia è un principio druidico nel momento in cui non nasce dal desiderio di liberarsi dalla vista della sofferenza altrui, ma diventa volontà di sollevare la persona malata da una sofferenza che è diventata priva di senso (per la persona stessa). E’ un principio druidico nel momento in cui continuare ad applicare le conoscenze estreme della scienza significherebbe solo negare l’inevitabile e dimenticare il significato dell’estremo rito di passaggio: quello del superare la soglia che aspetta ognuno di noi alla fine di ogni ciclo vitale.
 
Triplice Cinta Druidica

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